© foto di Federico De Luca
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Qual è l’umore di un allenatore retrocesso e già matematicamente ultimo? Beh, se si tratta di Mario Beretta, state certi che la risposta non è quella che tutti si aspetterebbero, anzi. L’allenatore bianconero è sereno e pronto a parlare di tutto: dal gesto di Delio Rossi, alla sua permanenza sulla panchina bianconera, passando anche per la stagione di Adrian Mutu.
Beretta, che idea si è fatto del gesto di Delio Rossi?
«Conosco bene Delio per averlo affrontato tantissime volte e so che è un uomo di grandi valori. È sempre stato una persona educata e rispettosa, mai fuori dalle righe. Condanno il suo gesto che è ovviamente sbagliato, ma lo capisco. Noi allenatori viviamo la partita colmi di tensioni e stress e spesso i giocatori sostituiti si permettono di insultarci o calciare bottigliette, senza che nessuno si indigni: non possiamo continuare a trattare lo stadio come una zona franca. Ci vogliono rispetto ed educazione da parte di tutti e questa è una cosa che manca nel nostro calcio. Bisognerebbe iniziare ad educare i giovani nelle scuole e nei settori giovanili e inculcargli una maggior cultura dello sport. Detto questo spero che una carriera bellissima come quella di Rossi non venga macchiata da questo gesto e comunque, io sono dalla sua parte».
Anche lei è un tipo sanguigno, si è mai trovato in una situazione analoga?
«Non sono mai arrivato a questo punto, però devo dire che spesso ho provato tanta rabbia per un giocatore che mi mancava di rispetto. A Varese in serie C, ci sono andati davvero vicino, ed anche per questo non riesco a giudicare Delio: il ruolo di “bacchettone” proprio non mi appartiene».
Tornando al Cesena, come mai ha sostituito Mutu nell’intervallo mercoledì?
«Adrian dopo aver sbagliato il rigore non era assolutamente in grado di continuare. Era dispiaciutissimo per se stesso, per la squadra e per tutti i tifosi. Noi eravamo sotto di un gol ed avevo assolutamente bisogno di un giocatore sereno in campo e lui decisamente non lo era più».
Perché Mutu non è riuscito ad imporsi come leader?
«Innanzitutto vorrei sottolineare come Mutu, da quando ci sono io, è sempre stato un giocatore estremamente professionale ed estremamente corretto. Per quel che riguarda il discorso del leader, a mio avviso si tende troppo spesso a fare un errore di valutazione: un giocatore, anche se ha giocato in grandi squadre, non è per forza un leader, non tutti hanno questa attitudine. In più non tutte le squadra durante la stagione hanno un leader, ma ci possono essere tanti fattori che la trascinano, come per esempio l’allenatore, il modo di giocare, un gruppo di calciatori, un dirigente».
Per chiudere, rimarrà a Cesena anche il prossimo anno?
«Questo non lo posso sapere, anche perché il campionato non è ancora finito. Il mio pensiero adesso è quello di finire al meglio il campionato e poi a bocce ferme incontrerò il presidente. Non ho mai fatto mistero che a Cesena mi sono trovato benissimo e che non riesco a trovare neanche una cosa negativa di questo ambiente e di questa mia esperienza, ovviamente non tenendo conto dei risultati che sono arrivati in una situazione particolare».