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CORRIERE ROMAGNA - Buon ultimo, il Cesena
03.05.2012 14:20 di Francesco Satanassi
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Fonte: Corriere Romagna
Percorso netto, un girone intero senza vittorie, dal Novara al Novara. La serata che scrive nel piombo l’ultimo posto del Cesena si chiude col coro “salvaci tu, calcio scommesse” di una curva che ad un certo punto l’ha messa sul ridere. L’ironia è l’ultima forma di resistenza per un campionato inqualificabile, con una squadra mai in grado di lottare per la salvezza che ieri ha anche bucato come atteggiamento, serenamente tritata da un’Udinese che per lunghi tratti della gara ha giocato con le mani in tasca. Divario. L’Udinese ha un ritmo superiore e un talento superiore, anche se passa per un gol irregolare che dà subito il quadro della partita. Quella di Guidolin è una Maserati che quando scala le marce fa paura, mentre al confronto il Cesena è reattivo come un tir Scania che fa manovra in corso Sozzi. E allora basta il primo colpo di gas per fare capire che piega prende la serata. Cross da sinistra di Pasquale, sponda in area di Danilo in fuorigioco, Moras preso in mezzo e Fabbrini è talmente vicino alla porta che quando calcia ancora un po’ prende prima la rete con il piede che con la palla. E’ appena il 4’ e gli arancioni da viaggio sembrano l’Olanda dei tempi migliori, mentre i bianchi di casa sono semplicemente il Cesena dei tempi peggiori. «Fuori fuori». Neanche il tempo di vedere sul tabellone il primo gol del Novara a Firenze che ci sarebbe pure una cosa strana, ovvero il Cesena con la palla nell’area altrui. Capita a Mutu su cross di Martinho, con Domizzi che gli frana addosso e lo spiaccica al terreno come la sottiletta sul toast. Rigore e Mutu dal dischetto scrive un’altra pagina del suo romanzo triste: traversa piena e tripudio ormonale di tutto lo stadio, con la gradinata che urla «fuori fuori» e cinque minuti di fischi, record di contestazione che disintegra il record precedente che apparteneva alla hit “C’è, Cesena c’è”. C’è tutto uno stadio che espelle Mutu e a questo punto sarebbe il caso di chiuderla in anticipo e lasciare spazio a Lolli, Filippi, Piangerelli, Marin, chiunque. Asamoah. L’Udinese ha un altro passo e un favoloso Asamoah, che al 33’ dopo un triangolo con Di Natale tuona un fantastico sinistro che fa traversa-linea e probabilmente sarebbe pure gol, ma l’assistente Altomare non vede niente. Si vede invece al 34’ lo 0-2 del Novara di Rigoni, mentre il pascolo di Mutu finisce all’intervallo, con dentro Malonga e tutto lo stadio che canta compatto “Romagna Mia” in versione swing per mezzora, È la musica del Titanic che affonda, ma ha un suo fascino e almeno nessuno lancia fumogeni in campo e chiede ai giocatori di togliersi le maglie. Con Malonga. Mimmo rischia di farsi subito male dopo 3’ in salto contro Handanovic e francamente sul momento nessuno pensa ad un affaticamento da stress. Fortunatamente si rialza quasi subito, ma non si rialza il tono del Cesena, pressato e martellato a tamburo da un avversario fin troppo superiore, acceso dalle geometrie di Pinzi e dalle corse a fionda di Basta e Pasquale sulle fasce. Poi c’è Di Natale che resta uno spettacolo: ha inseguito palloni ovunque dopo essere stato in dubbio per problemi muscolari e ogni volta che accarezza la palla conferma l’impressione che se fosse un asino come Balotelli sembrerebbe a tutti un po’ più forte. Al 79’ esce e si becca di nuovo gli applausi del Manuzzi, se non altro perché è il simbolo di un certo tipo di calcio, quello di uno che in estate rinuncia a una vagonata di soldi per restare in un posto in cui sta bene. L’opposto della filosofia del Cesena di quest’anno, una squadra rigettata dal suo pubblico, che alla fine esulta per il gol del Lecce in casa della Juve. Una provinciale che regala qualcosa di speciale: a volte è capitato al Lecce, altre volte al Novara, per non parlare del Siena. Al Cesena non è capitato mai. Altre notizie - Rassegna stampa
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