Tra ostruzionismo e F1 c'è Djokovic
In esclusiva a La Voce di Romagna, Damjan Djokovic racconta la sua stagione e numerosi aneddoti. Un'annata complicata la sua, già a partire dal ritiro, come afferma lo stesso giocatore. "In estate non sentivo fiducia attorno a me, ero stato messo in disparte. Poi a questa situazione, si aggiunge quella in cui due giocatori mi vedevano come rivale per una maglia da titolare e mi facevano quasi ostruzionismo". Parole delicate, senza far nomi, del croato. Con Bisoli le cose sono però cambiate e per Djokovic c'è stato spazio in campo, seppur con andamenti molto altalenanti. "Mi sono rimboccato le maniche e sono riuscito a togliermi diverse soddisfazioni, come i gol contro Cittadella e Reggina". Proprio col tecnico il rapporto è sempre stato teso, l'ultimo episodio, dopo quello della punizione per il fallaccio su Consolini in allenamento, è stato quello dei sei minuti di Bari. "Abbiamo chiuso col botto, ma già in passato c'erano stati altri screzi. Tuttavia lo ringrazio perchè il suo fine era nobile: voleva farmi crescere. Più volte in stagione mi ha paragonato ad 'una carrozzeria di F1'. L'anello debole però è stata la continuità, ho giocato in troppi ruoli differenti". L'ultimo 'giallo' stagionale, quello della fuga da Cesena col mercato di gennaio, poi svanita, è presto rivelato. "Non ero io a volermene andare, è stato Campedelli prima di Natale a dire al mio procuratore di trovarmi un'altra sistemazione perchè serviva fare cassa alla società. Sono arrivate le offerte di Novara e Livorno, ma Bisoli le ha rifiutate".
