Festa in maschera
Tagliare il traguardo in anticipo, significa trasformare l’ultimo impegno casalingo in una passerella al cospetto del pubblico amico. Così fece, in senso letterale, 15 anni fa (17 maggio 1998) il Cesena di Corrado Benedetti che la domenica prima a Lumezzane aveva conquistato la matematica promozione in serie B.
La festa del Manuzzi per il ritorno tra i cadetti iniziò già nel primo pomeriggio quando prima di Cesena-Saronno si affrontarono una formazione degli ultras bianconeri e una rappresentativa di vecchie glorie, tra cui Moscatelli, Danova, Bonini, Jozic, Cuttone, De Falco, Genzano e Valentini, una sfida conclusasi con la vittoria di questi ultimi per 5-1. Seguì la sfilata dei ragazzini delle società convenzionate con il Cesena Calcio, poi finalmente il clou della festa con l’ingresso dei giocatori in campo all’americana, chiamati dallo speaker ad uno ad uno, i quali si affacciarono dal tunnel degli spogliatoi con la faccia dipinta e i capelli colorati di bianco e nero, scatenando l’entusiasmo del pubblico. Gadda così, ad esempio, aveva il viso metà bianco e metà nero, Comandini a strisce orizzontali, Longhi un occhio bianco e uno nero, Scalabrelli il pizzetto colorato, Serra i bigodini in testa e Bianchi tre codini. Poi Masitto, l’artista della squadra, aveva coperto la pelata con una parrucca di treccine alla Bob Marley. Tutti indossavano una maglietta con davanti la scritta “Bentornati” e dietro “ArrivederCi a mai più”, oltre al proprio soprannome: Condor, Maso, Scala, Gaucho e così via, fino a mister Benedetti definito “Stratega”, presentatosi con una “B” dipinta sulla fronte. Persino l’accompagnatore ufficiale Vittorio Casali si era fatto disegnare un cavalluccio marino in volto. L’ultimo a fare il suo ingresso sul terreno di gioco fu il presidente Edmeo Lugaresi che in spalle fu portato in trionfo sotto la curva Mare.
Intanto lo stadio andava riempendosi fino a raggiungere le 15mila presenze (tra paganti, abbonati e donne e bambini entrati gratis) ed era ormai arrivato l’orario del fischio d’inizio. L’arbitro Ambrosino di Torre del Greco, compreso il significato della festa e con tanto buon senso, non fece obiezioni a che i giocatori del Cesena disputassero la gara contro il Saronno così conciati. Nei confronti degli avversari, che cercavano un punto per la salvezza, non ci fu comunque un atteggiamento irridente. Per la cronaca il Cesena sbloccò le marcature con Comandini, ma prima dell’intervallo gli ospiti pareggiarono con Bravo per il definitivo 1-1, che in fondo accontentò tutti. Al fischio finale Masitto e compagni avevano preparato un’ultima sorpresa, un’esibizione canora sul terreno di gioco, ma l’inopportuna invasione di qualche centinaio di tifosi rovinò in parte la festa.
