Ti mando un vocale di dieci minuti soltanto per dirti quanto sono felice

29.08.2018 08:00 di Stefano Severi  articolo letto 5672 volte
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Ti mando un vocale di dieci minuti soltanto per dirti quanto sono felice

1. Ma cosa ne sa un bambino qualsiasi, con gli occhi lucidi di felicità perché il padre gli ha appena comprato la numero 7 della Juventus di Cristiano Ronaldo, di quello che proviamo noi, tifosi di serie D, alla vista di Biondini e De Feudis nei manifesti della campagna abbonamenti con la maglia bianca e bordi neri?

2. Forse la felicità è la stessa, autentica e innocente come quella di un bambino, ma nel nostro caso si unisce anche l’orgoglio di rappresentare un territorio come la Romagna e la testardaggine, meravigliosa caratteristica del nostro popolo, di voler subito ripartire dopo la pagina più nera della nostra storia.

3. Serenità, ecco il sentimento prevalente in questi giorni che precedono l’inizio del campionato Dilettanti. Il fallimento era stato descritto come un inferno dantesco e invece stiamo scoprendo che c’è vita anche in quarta serie. E che, al contrario, per certi versi è ancora meglio di prima.

4. Finalmente abbiamo un Cesena in mano ai cesenati e non tutti hanno ancora capito l’importanza di questa cosa. Tra chi invoca l’arabo di turno (che magari paga in criptovalute, perché dire “soldi del Monopoli” suona male), il croato facoltoso (Dio ce ne scampi) o l’americano tifoso di Pantani, il fatto di essere in mano ad imprenditori locali e ben integrati da tempo nel territorio non solo è motivo di orgoglio bensì di garanzia.

5. Finalmente abbiamo dirigenti che operano senza percepire compenso e non trasformando il Cesena nella principale fonte di reddito. Se a qualcuno dovesse venire in mente di accusare questa società di dilettantismo, ricorderei che il tempo dei “team di consulenti e professionisti” è fortunatamente finito e soprattutto ricorderei anche come è finito.

6. Finalmente abbiamo una società che per qualcuno sarà anche “povera” (i conti poi li faremo alla fine), ma che non è costretta a mercificare il proprio settore giovanile e sventrare ogni anno la propria rosa lottando con le unghie per una sopravvivenza ai limiti dell’impossibile. Già questo è in un indubbio salto di qualità.

7. Sul fattore economico è bene spendere qualche parola in più. È vero che i soldi sono importanti ma, come dimostra la storia recente del Cesena, è altrettanto vero che ancora più importante è il fatto di poter disporre delle persone giuste nei ruoli chiave. Le imprese sportive del Cesena degli ultimi 20 anni sono arrivate quasi tutte a budget zero e sono attribuibili ad un manipolo di eroi: Alberto Cavasin e il tocco di Vanni Puzzolo nel 1999, Rino Foschi e Fabrizio Castori nel 2004 e nel 2018, Antonio Recchi e Pierpaolo Bisoli nel 2010 e ancora Foschi e Bisoli nel 2014.

8. Ora il Cesena è nelle mani di Alfio Pelliccioni, un diesse che in passato ha dimostrato di avere tante idee e di saperle farle fruttare al massimo. È proprio questo che Cesena chiede e che, in fondo, a Cesena si è sempre fatto: le campagne acquisti faraoniche, si pensi al Cesena di Giampaolo-Mutu-Eder o a quello di Tardelli-Fiori-Agostini, in fondo non sono mai state fortunate.

9. Certo, possiamo poi ritenere inaccettabile la decisione del sindaco Lucchi, del dg Martini e di tutta la dirigenza bianconera di essere ripartiti dal Martorano, esponendoci al ludibrio di altre società come la Savignanese che annuncia di affrontare in Coppa “il Romagna Centro Cesena”, e non il Cesena FC. Ma, penso sia facile da capire: noi tifosi siamo temprati da un lustro nel quale ci è stato fatto accettare l’inaccettabile o, ancora meglio, nel quale molti hanno evitato di parlarci dell’inaccettabile, fino alle estreme conseguenze. Una matricola ‘di seconda mano’ fa meno male del vedere un Elia Petrelli segnare 36 reti in 40 presenze nelle ultime due stagioni con la maglia della Juventus Under 17.

10. In conclusione si può affermare senza timore di essere smentiti che questo è il più bel Cesena mai creato nel post Edmeo Lugaresi. E anche se dovesse fallire l’obiettivo sportivo, lo farà comunque lottando a testa alta, perché finalmente questa squadra sta riscoprendo l’orgoglio di essere romagnoli.