Taca Zaclen

21.07.2018 00:24 di Stefano Severi  articolo letto 4091 volte
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Taca Zaclen

1. “Taca Zaclen” è un modo di dire popolare romagnolo: lo usano, o lo usavano, le orchestre di liscio per dar inizio alle musiche. “Zaclen”, letteralmente piccolo anatroccolo, era il soprannome di Carlo Brighi, inventore e capostipite della nostra musica folkloristica. La sua storia è raccontata, tra le altre, dall’avvincente penna dell’avvocato Riccardo Chiesa, uno che insomma di Romagna se ne intende, e oggi potremmo usarla per dare il nuovo via a una delle più importanti storie romagnole: quella del calcio a Cesena.

2. La nazionale di Romagna, l’AC Cesena, è morta e allora viva la nazionale di Romagna. Ma ripartirà, per mano della Pubblisole e di una cordata di una ventina di imprese locali.

3. La Pubblisole ha annunciato di mettere a bilancio 5 milioni di euro in tre anni: in questa cifra sono compresi sia gli investimenti dei soci (non è dato ancora sapere nel dettaglio chi abbia aderito alla cordata e in che misura) sia i proventi “dalla raccolta pubblicitaria che curerà la stessa Pubblisole, dal main sponsor che comparirà sulla nuova maglia, dalla sponsorizzazione del settore giovanile e dal naming dello stadio Dino Manuzzi”. 

4. La partecipazione alla serie D avverrà tramite l’acquisizione del titolo sportivo del Martorano, nel frattempo diventato RC Cesena: il nome della nuova squadra sarà però Cesena FC. Rinascerà anche il settore giovanile, con formazioni dall’Under 11 fino agli Juniores, e di 4 formazioni femminili.

5. Lunedì sarà ufficializzata la vittoria della cordata Pubblisole nei confronti della PT Group Management Sas, secondo le voci di corridoio composta da imprenditori campani vicini al presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis.

6. Tutto questo significa una sola cosa: a Cesena il calcio ripartirà. La promozione in serie C sarà l’obiettivo minimo (al momento la possibile richiesta di iscrizione diretta in C resta fantascienza), considerando che il Cesena FC potrebbe (e dovrebbe) venire inserito in un girone diverso da quello di Modena e Reggiana (quello emiliano) e da quello del Bari (pugliese).

7. Taca Zaclen, torna a far suonare la musica del pallone allo stadio Dino Manuzzi (finchè non sarà stipulata una nuova convenzione con il Comune, l’impianto di gioco si chiamerà semplicemente così). Sono felici i tifosi, gli ultras della Curva Mare in primis, e tutti quelli che si riconoscono nei comunicati firmati “La tifoseria unita” che chiedevano, come principale obiettivo, quello di evitare l’anno sabbatico senza calcio in città. Sono un po’ meno felici quelli che avevano sognato una ripartenza “pura”, con una società creata da zero, senza commistioni con il Martorano e la sua banca.

8. I punti interrogativi, com’è normale all’inizio di ogni nuova avventura, per il momento sono ancora tanti. I 5 milioni previsti dal progetto Pubblisole sono tutt’altro che sicuri, al più auspicati, anche perché nelle quasi quotidiane riunioni coordinate dal deus ex machina Luca Pagliacci non è che ci sia stata la fila di imprese desiderose di sostenere la nuova cordata.

9. Non si sa ancora chi si accontenterà di partecipare come sponsor (PLT?) e chi invece propenderà per l’acquisto di quote societarie (Technogym e Amadori resteranno fuori?). Allo stesso tempo, al di là di qualche veloce spiegazione data dal sindaco Paolo Lucchi agli ultras, sfugge il criterio di urgenza che porterà a rilevare il titolo del Romagna Centro (con annesso allenatore al possibile esordio su una panchina importante e probabilmente con parte del settore giovanile) anziché creare un progetto nuovo.

10. Si tratta di dubbi legittimi, naturali. Mantenere alto il livello di attenzione nei confronti della nascitura società aiuterà a evitare situazioni spiacevoli come quelle appena vissute. Tanto c’era e ci sarà solo un modo, nel calcio, per spegnere i dubbi e zittire ogni chiacchiere: vincere. E vincere il prossimo campionato, con maglia bianca e bordi neri, in questo momento è tutto quello che conta.